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ATP Parigi Bercy: Sock conquista il titolo e vola a Londra

Straordinaria impresa dello statunitense Jack Sock, il quale superando in tre set il coraggioso serbo Filip Krajinovic, conquista il primo titolo di livello “Masters 1000” della propria carriera, e un’insperata qualificazione in extremis alle ATP Finals di fine stagione a Londra.

Jack Sock è nato nel Nebraska il 24 Settembre 1992.

Non è il primo tennista statunitense ad essere nativo di quei luoghi.

Proveniva dal medesimo stato anche colui che è sempre stato, e rimarrà sempre, il suo più grande idolo tennistico: Andy Roddick.

E nel segno del suo più celebre conterraneo, il venticinquenne di Lincoln, ma residente a Kansas City, aveva più di una missione da compiere. 

Diventare il primo giocatore americano, dopo ben 7 anni, a vincere un torneo di livello Masters 1000; l’ultimo a riuscire in tale impresa era stato proprio Roddick, a Miami, prevalendo in finale contro il Ceco Tomas Berdych.

Riuscire ad essere il primo tennista americano dopo 14 anni a vincere un torneo di livello Masters 1000 al di fuori dei confini degli Stati Uniti; anche in questo caso l’ultimo a compiere tale impresa era stato proprio Roddick, a Montreal, battendo in finale il campione argentino David Nalbandian ( e se si vuole andare ancora più indietro nel tempo, il primo americano a vincere un “1000” in territorio europeo, dopo il leggendario Andre Agassi nel 2002 a Madrid).

E con l’ex numero uno del mondo Sock condivide non solo il luogo di nascita, ma anche numerose somiglianze tecniche e tattiche, sia per quanto riguarda l’impianto generale di gioco, basato sullo schema “servizio e dritto”, sia per quanto riguarda la meccanica del movimento del fondamentale dalla parte destra, estremamente simile a quella del più illustre connazionale, anche se più estremizzata in termini di presa e rotazione del polso.

Al di là di tali valutazioni, tuttavia, vi erano alcune ulteriori motivazioni, importanti e molto più personali, per il tennista del Nebraska, quali quella di riuscire a conseguire la qualificazione in extremis alle ATP Finals di Londra (un obbiettivo fino a qualche settimana fa quasi totalmente insperato, e l’ingresso tra i primi 10 giocatori della classifica mondiale (e dunque primo statunitense a raggiungere tale posizionamento nella graduatoria

A contrapporsi tra Sock e il raggiungimento degli obbiettivi sopracitati vi era il sorprendente Filip Krajinovic, tennista serbo e coetaneo del giocatore statunitense, numero 77 della classifica ATP (ma che ad inizio stagione era addirittura numero 234, e navigava con alterne fortune prevalentemente nel circuito dei tornei Challenger), molto amico dell’ex numero uno del mondo Novak Djokovic (oramai prossimo al rientro nel circuito), che ne ha spesso “sponsorizzato” le prestazioni tennistiche (nonostante le gravi problematiche fisiche che ne hanno spesso limitato il rendimento, quali due gravi infortuni, dapprima alla spalla nel 2011, e in seguito al polso, che ha richiesto tra l’altro di un intervento chirurgico per essere affrontato), il quale mirava a diventare il primo giocatore qualificato a vincere un torneo di livello Masters 1000 dai tempi di Albert Portas ad Amburgo nel 2001 (quando quest’ultimo prevalse contro l’ex numero uno della classifica ATP, Juan Carlos Ferrero), e di conseguire contestualmente la vittoria del primo torneo della propria carriera.

Le chiavi tattiche della partita erano evidenti fin dall’inizio e rispettavano le caratteristiche tecnico-tattiche dei due contendenti. Sock tentava di comandare gli scambi da fondocampo grazie alla maggiore violenza e incisività del proprio dritto, mentre Krajinovic, giocatore maggiormente votato alla regolarità e alla consistenza, e meno potente nel servizio e nei fondamentali, tentava di rallentare il gioco, al fine di aprirsi il campo sulle direttrici a lui maggiormente favorevoli, soprattutto quelle che potevano consentirgli di utilizzare il proprio efficace rovescio lungolinea.

I primi game andavano ad appannaggio dei giocatori al servizio senza eccessivi sussulti, nonostante fosse lo statunitense a sembrare maggiormente in grado di impensierire i turni di battuta del tennista di Sombor. Al sesto gioco però, in maniera del tutto inaspettata, un banale errore con il dritto incrociato di Sock, concedeva al serbo la prima palla break dell’incontro, ma l’americano era bravo ad annullarla con un efficace schema “serve & volley”. Un altro errore non forzato di dritto, tuttavia, concedeva un’altra possibilità a Krajinovic per strappare il servizio al suo avversario, che veniva stavolta concretizzata a causa di un improvvido doppio fallo commesso dal tennista del Nebraska. Nel game successivo, tuttavia, Krajinovic serviva tutt’altro che in maniera efficace e incisiva, e complici due doppi falli e un errore clamoroso con il dritto a campo quasi spalancato, concedeva un immediato contro break al suo avversario, il quale capitalizzava immediatamente l’involontario omaggio del serbo nel game successivo, riportando in parità il punteggio, e in equilibrio le sorti del set. Tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, Sock sembrava gradualmente ridurre la propria spinta offensiva, consentendo al suo avversario di prendere maggiormente il controllo del gioco. Al dodicesimo gioco, due errori non forzati di dritto, al termine di un game caratterizzato da poche prime di servizio, consentivano a Krajinovic di conseguire il break decisivo che valevano la conquista del primo parziale col punteggio di 7 giochi a 5.

Sock, tuttavia, non sembrava risentire di ciò dal punto di vista psicologico, e iniziava il secondo set con rinnovato vigore, e grazie ad un paio di errori gratuiti con il rovescio da parte di Krajinovic riusciva a conseguire un importante break di vantaggio al primo game. Il tennista serbo sembrava adesso non riuscire più a mantenere la medesima continuità al servizio, o profondità dei colpi mostrata nel primo set, per tenere Sock lontano dalla riga di fondocampo, e ciò consentiva al giocatore statunitense di conseguire un nuovo break di vantaggio, e di portarsi avanti 4-1 nel punteggio. I ritmi della partita si mantenevano comunque abbastanza bassi, con Sock che, inaspettatamente cercava di adeguarsi al ritmo relativamente compassato del proprio avversario, nonostante l’ampio vantaggio guadagnato, e ciò permetteva a Krajinovic di recuperare uno dei due turni di battuta persi in precedenza e di riportarsi successivamente a ridosso del giocatore americano nel punteggio. Quest’ultimo tuttavia non si perdeva d’animo, e dopo essere tornato a difendere con efficacia i propri turni di battuta, chiudeva il secondo set in proprio favore col punteggio di 6 giochi a 4.

L’inerzia complessiva del match sembrava adesso essere tornata ad appannaggio di Sock, il quale adesso ricominciava ad imporre il proprio ritmo da fondocampo, e a servire con la potenza e la precisione a lui congeniali e abituali. Al terzo game un pregevole passante di rovescio lungolinea in corsa su un profondo attacco con il dritto anomalo da parte di Krajinovic regalava a Sock un’importantissima possibilità di strappare il servizio al suo avversario, che lo statunitense capitalizzava al meglio nel game successivo con un altro spettacolare passante lungolinea, stavolta di dritto, nonostante un aggressivo tentativo di serve & volley da parte del giocatore serbo. A questo punto Krajinovic sembrava essere preda di un comprensibile scoramento, e al quinto game concedeva ulteriori due palle break a Sock. Il serbo riusciva però ad annullarle con due ottime giocate offensive. Grazie ad un’ottima risposta di dritto incrociata, tuttavia, Sock riusciva a procurarsene una terza, che stavolta concretizzava grazie ad un altro stupendo passante incrociato di rovescio, portandosi così avanti per 4-1. Il giocatore statunitense, oramai galvanizzato, manteneva il servizio nel game successivo in appena 41 secondi, con una condotta di gioco estremamente aggressiva, costringendo Krajinovic a servire al cambio di campo per rimanere nel match. Il tennista ex jugoslavo sembrava oramai “svuotato” di energie fisiche e soprattutto mentali, e finiva per concedere un ultimo break al suo avversario, il quale conseguiva in questo modo partita e torneo con il risultato finale di 5-7, 6-4, 6-1 in proprio favore.

Sock portava così a termine la sua missione, o meglio, le sue missioni.

Nuovo Top 10 (numero 9 del ranking ATP da lunedì), nuovo numero uno statunitense, primo titolo di livello Masters 1000 (il quarto torneo vinto in carriera) e prima qualificazione alle ATP Finals di fine stagione, che saranno di scena a Londra dal 12 al 19 Novembre.

Per quanto concerne Krajinovic, la sconfitta patita non cancella in alcun modo la “bella favola” del tennista serbo, il quale, se la condizione fisica lo assisterà con migliore continuità e fortuna degli anni precedenti, ha sicuramente dimostrato di poter ampiamente valere una posizione in classifica entro i primi 50 giocatori del ranking ATP (grazie alla finale conquistata a Bercy sarà numero 33 del mondo dal prossimo aggiornamento di lunedì).

Qualche ultima considerazione va spesa per il torneo di Parigi-Bercy, che come spesso accaduto in situazioni similari, risentendo del suo posizionamento nel calendario a fine stagione, ha riservato risultati sorprendenti, alternati ad assenze eccellenti (Federer) e ritiri inaspettati e importanti a competizione in corso (vedi Nadal).

Ed infine, un pensiero va sicuramente dedicato al tennista spagnolo Pablo Carreno Busta, il quale ha accarezzato a lungo il sogno di potersi qualificare per le ATP Finals di fine stagione, ma al termine di un anno comunque estremamente positivo per lui (caratterizzato dalla vittoria al torneo ATP 250 dell’Estoril, dai quarti di finale al Roland Garros e alla sorprendente semifinale agli US Open) si è visto scippare “sulla linea del traguardo” tale obbiettivo dall’arrembante Jack Sock (anche a causa di sue responsabilità personali, derivanti dall’inaspettata eliminazione patita al primo turno contro il francese Nicolas Mahut).

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