sabato 22 luglio, 2017
Federer

L’età, i numeri, ed il sogno del bambino… – EDITORIALE

E’ uno stereotipo, in fondo!

Il sogno del bambino!

Il fanciullo che guarda ammirato le gesta del suo campione favorito, nell’ambito del suo sport preferito, immaginando di imitarne le imprese. E perché no? Magari fantasticare circa il fatto di riuscire a scrivere pagine indelebili all’interno della competizione sportiva di riferimento, facendo entrare il proprio nome nella leggenda; nell’Olimpo dei più grandi di sempre.

Codesto è stato, con molta probabilità, il sogno che ha accomunato i migliori atleti della storia, ispirandoli nella rincorsa alla perfezione, al dominio, al loro posto dorato nel Valhalla degli sportivi immortali.

Ma quali sogni, quali grandi propositi possono rimanere ad un uomo che non è più un bambino, e che ha già raggiunto e superato ogni obiettivo che si era proposto di realizzare agli albori della propria carriera sportiva? Cosa fare se non vi sono più obiettivi da raggiungere o limiti da superare?
Forse non resta che inventarne di nuovi. Stabilire nuovi traguardi e nuovi record, segnando in questo modo nuove “asticelle” (mi si conceda il termine mutuato dal salto in alto) per coloro che verranno in seguito.

E’ esattamente quello che sta accadendo a Roger Federer.

Considerato da molti (seppur non all’unanimità) il miglior tennista di tutti i tempi, Roger Federer sta riscrivendo, sotto molti aspetti, la storia di questo sport, rimettendo in discussione una lunga serie di parametri legati all’inevitabile declino fisico (con riflessi inesorabili sotto il profilo tecnico-tattico e dei risultati) al quale un atleta dovrebbe teoricamente andare superata una determinata soglia anagrafica. E invece parrebbe che per lui il tempo non passi mai. O quantomeno, che ad ogni battuta d’arresto patita, egli riesca con grandissima grinta ed ammirevole caparbietà a tornare ancora più forte, concentrato e determinato di prima (vedi stagioni successive a periodi di crisi o quantomeno di minore quantità e qualità di risultati quali ad esempio quella del 2009 dopo l’annata 2008, quella del 2014 dopo il 2013, e soprattutto questo straordinario 2017 dopo “l’annus horribilis” 2016, culminato con il periodo di pausa dal tennis giocato durato quasi sei mesi).

Nuovi record dunque. Non più da raggiungere, bensì da creare. Fino a ieri, ad esempio, il campione di Basilea deteneva il più alto numero di vittorie del titolo nel più prestigioso e celebrato torneo tennistico mondiale, quello di Wimbledon, in “coabitazione” con il leggendario Pete Sampras. Da ieri, quel record appartiene esclusivamente a lui. Un record destinato, con ogni probabilità, a rimanere di sua proprietà ancora per moltissimi anni a venire, e che, potrebbe perfino essere ulteriormente modificato al “rialzo” negli anni a seguire. Come tanti altri. Il fattore anagrafico ad esempio. Da ieri il talento elvetico è il giocatore più “anziano” ad aver trionfato in un’edizione del torneo dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, alla “veneranda” età di 35 anni e 342 giorni. Chi può dire che il campione di Basilea non riesca in futuro a “ritoccare” verso l’alto questa già ragguardevole statistica? O magari riesca a raggiungere di diventare il più anziano giocatore della cosiddetta Era Open” a partecipare ad una finale di un torneo del grande Slam (un record che attualmente appartiene al mitico campione australiano Ken Rosewall, finalista a New York nel 1974, a quasi 38 anni di età), o magari il più anziano a riuscire a vincerne uno (record appartenente allo stesso Rosewall, vincitore degli Australian Open nel 1972 a 36 anni già compiuti). O magari, riuscire a conquistare quei pochissimi ma importanti tornei che ancora mancano al suo stratosferico e impressionante palmarès, quali ad esempio quelli di Roma e Montecarlo, gli unici eventi di livello Masters 1000 che ancora mancano all’appello nel suo “carniere”. O magari battere il record di tornei vinti in singolare che attualmente appartiene al mitico Jimmy Connors, una delle leggende della storia del tennis mondiale, con ben 109 titoli all’attivo. Numeri e propositi difficili, ma non irrealizzabili o impossibili da raggiungere per un uomo che ha sempre sfidato il concetto di impossibile. Che si è sempre posto come principale obbiettivo della sua eccezionale carriera agonistica quello di non considerare gli “apici” altrui come elementi statistici immutabili o irraggiungibili, ma come “mete” da raggiungere e oltrepassare. Alcuni forse rimarranno dei sogni destinati a rimanere tali, e pertanto non realizzati. Ma, fino a quando avrà voglia di continuare a calcare le superfici dei più importanti eventi tennistici mondiali, egli ha ampiamente dimostrato che nessun risultato potrà mai essere considerato infattibili per lui. Poiché attualmente, egli appare in condizioni fisiche e mentali (intese anche e soprattutto come forte presenza di motivazioni) nettamente migliori rispetto a quelle di altri campioni e ottimi giocatori ben più giovani di lui, attualmente alle prese con difficoltà di vario genere (psicologiche, fisiche, morali) più o meno accentuate.

Ma soprattutto poiché per lui, è valevole ed estremamente veritiera, forse molto più che per tutti gli altri, una frase pronunciata nel 2009 dal grande Michael Jordan (forse il più grande cestista di tutti i tempi), a conclusione del suo discorso di ringraziamento per l’inserimento nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame (il più importante riconoscimento internazionale relativo al mondo della pallacanestro): “I limiti, come le paure, spesso sono solamente un illusione!”

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